Le religioni si chiedono chi abbia creato l’Universo.
La scienza si interroga su come sia nato e, in subordine, se nell’Universo ci siano altre forme di vita.
L’Astronomia genetica si domanda se l’Universo sia in sé vita, se cioè è possibile pensare a questo Universo (senza peraltro escludere altri Big Bang e altri Universi) come a un organismo vivo e vitale, di cui la Terra e il Sistema solare non sono che una parte infinitesimale, atomica, della struttura (del tessuto) che lo compone.
Se si accoglie l’ipotesi secondo la quale la nascita dell’Universo non è stato un accadimento accidentale ma, come per le nascite che conosciamo, il frutto di circostanze non casuali ma causali legate all’espressione di una Intenzione in grado di determinarne l’accadimento e di orientarne gli sviluppi nel tempo, la naturale conseguenza è solo una: l’Universo non è solo una creazione: è esso stesso una creatura, un organismo vitale di dimensioni incalcolabili: qualcosa di singolarmente (nel senso di unitario) e ‘specialmente’ fecondato e vivente. E se così stanno le cose, la Terra – che da quell’evento iniziale è derivata – altro non è che una minuscola parte di quell’organismo misterioso che, a quanto pare, è tuttora in espansione (e quindi in crescita).
Forse è venuto il momento di farsene una ragione.

GiEmme Editore
THE SECOND CROWN
Il ritorno di Diana
PROLOGO
Londra, Domenica 18 Settembre 2022, Buckingham Palace, ore 17.00
“Non se ne parla neanche. Ti rendi conto di cosa mi stai chiedendo?”.
“Ti sto chiedendo quello che qualsiasi figlio chiederebbe: avere accanto la propria madre in un giorno così importante. Lo trovi tanto strano?”.
“Forse non sarebbe strano in circostanze ordinarie, per un funerale ordinario. Ma è strano, e soprattutto improponibile, se il funerale è quello di mia madre, e soprattutto quello della Regina”.
Re Carlo III era seduto alla scrivania in legno chiaro dello studio privato di Elisabetta II, in una delle dodici stanze del primo piano affacciate su Green Park dove per decenni la Regina e suo marito, il principe Filippo, avevano vissuto. Il cielo era grigio, l’atmosfera cupa, una sola lampada accesa su un tavolino solitario e ingombro degli ultimi numeri di Horse & Hound.
“Mia madre è Principessa di Galles. Te lo ripeto: ha tutto il diritto di esserci e di essere accanto a noi”.
La voce di William suonava calma e ferma in quel silenzio che sembrava di momento in momento riempirsi di una tensione pronta a esplodere.
“Accanto a noi?” ripeté il nuovo Re fissando le spalle del figlio, ora rivolto verso il verde del parco, oltre i vetri della finestra chiusa.
“Sì”, fu la risposta. “Kate la pensa esattamente come me. George, Charlotte e Louis adorano la loro nonna e la vogliono accanto, esattamente come Kate che ha un infinito affetto per Diana. Ed è un affetto corrisposto, come dovresti sapere bene, anche se la cosa non ti piace”.
Carlo III posò di scatto sul piano della scrivania la Parker Duofold Accession d’oro con cui stava nervosamente impegnando le mani.
Sua madre usava spesso quella stilografica quando doveva vergare le proprie lettere private. Gli parve strano poterne ora disporre come di un oggetto personale.
Parker, pensò sorpreso di non avere mai colto quella coincidenza. Cosa riserva il caso!
Si scosse.
“Bene!”, esclamò con la voce incrinata dall’irritazione, “Sappi che è mia intenzione trasferire a te e a Catherine i titoli di Principe e Principessa di Galles. Certo c’è qualche problema, ma se ne sta già occupando un gruppo ristretto di esperti. Ovviamente lavorano in contatto con Downing Street. Ogni difficoltà sarà appianata. Modificare le procedure non è impossibile. Credo che entro…”.
“Rifiuterò questo pasticcio”.
Il tono di William, che contro ogni protocollo aveva interrotto il Sovrano, era divenuto severo.
“Fai pure della signora Parker la tua Regina. Sposala, finalmente! Ma io non accetterò mai di sottrarre a mia madre un titolo che è suo e le spetta. Scordati che io sia disponibile ad adattarmi ai tuoi disegni, se sono di questo tipo”.
La pendola alla parete batté la mezz’ora.
“Lo vedremo a tempo debito”, la voce del Re era ora stridula. “In ogni caso alla tua richiesta perché tua madre sia presente la mia risposta è ‘no’. Ed è la risposta del Re a cui, da suddito e da figlio, non dovresti mai parlare voltando le spalle. Questo è tutto”, e si alzò a indicare la fine dell’incontro.
“Vostra Maestà”, William si girò lentamente fissando in volto suo padre, “Se così stanno le cose la mia famiglia, ed io stesso, non saremo presenti ai funerali di domani. Ne informerò immediatamente il protocollo”.
Carlo III si lasciò cadere sulla sedia. Quei giorni, pensò, lo avevano stremato.
William stava ora in piedi davanti a lui. Un uomo giovane che gli parve, per la prima volta, imponente, lo sguardo ancora fisso nei suoi occhi.
Passarono solo alcuni istanti.
“Mi spiace sentire queste parole”, mormorò il Sovrano. “Non avrei mai voluto che si arrivasse a tanto. Ma ora siediti anche tu. Parliamone. Non dobbiamo avere fretta”.
